“Quando con semplicità i tre giovani soci Edoardo, Giacomo e Lorenzo mi hanno chiesto di portare in vetta del Gran Paradiso il gagliardetto della nostra Sezione, assieme a tutto il Consiglio Direttivo ho condiviso l’idea e l’entusiasmo della proposta.
L’andare in montagna è il fine della nostra associazione e la conquista della vetta ne è una delle più belle espressioni. Auguro a loro che l’amore per la montagna cresca
sempre più e li porti a raggiungere obiettivi ben più alti.
Il racconto della loro impresa vi renderà partecipi del loro entusiasmo. Buona montagna sempre con passo lento e corto.”
Giovanna Ceretta – Presidente CAI Sezione di Lonigo

 

Scalare strutture grandiose e all’apparenza insormontabili e farlo in una ambiente tanto intatto quanto potenzialmente ostile, scaturisce in chi le affronta il desiderio di misurarsi con sé stessi e con l’obiettivo che ci si è prefissati.
Lo scorso 15 agosto abbiamo trascorso un ferragosto del tutto particolare, raggiungendo la vetta del Gran Paradiso a 4.061 m., cima che si erge nell’omonimo Parco Nazionale
nelle Alpi Graie, in Valle d’Aosta. La piccola spedizione è partita il 13 agosto da Lonigo per raggiungere Pont, in Valsavarenche, dove un ampio parcheggio indica la fine della strada carrabile. Dopo una notte in furgone, rinominato ‘’Magic Bus’’, siamo partiti il 14 mattina con gli zaini carichi di attrezzatura per l’alta montagna, alla volta del rifugio Vittorio Emanuele.
La sveglia è fissata per le 4.00, e dopo una veloce colazione, si accende la pila e si inizia il lungo avvicinamento al ghiacciaio. È ancora buio, procediamo nell’oscurità,
riconoscendo solo il profilo della montagna. Alle 6.30 arriviamo all’attacco del ghiacciaio: iniziamo a prepararci per legarci in cordata. Procediamo con un buon ritmo,
mano a mano che saliamo, la quota inizia lentamente a farsi sentire e la temperatura si abbassava. La cima ora era davanti a noi. Superato l’ultimo dislivello eccoci sulla vetta, riconoscibile dall’inconfondibile presenza di una statua della Madonna.
Il sole oramai ci illuminava, ma un vento gelido soffiava facendoci percepire basse temperature e tutto intorno lo spettacolo era unico, davanti a noi i “mostri sacri”: il monte Bianco, l’inconfondibile profilo del Cervino e il monte Rosa.
Una breve sosta sulla cima, qualche foto, e di nuovo pronti per la discesa. La vetta era conquistata, la gioia immensa, ma il tutto sarebbe stato completo solo dopo l’arrivo al rifugio e successivamente al furgone. Continuiamo la discesa senza intoppi e godendoci la bellissima giornata di sole che si era aperta a noi. Arrivati al rifugio, il premio è stato un enorme piatto di pastasciutta e immergere i piedi stanchi nell’acqua gelida del laghetto antistante, per poi ricalzare nuovamente gli scarponi e ridiscendere verso il furgone. Toccata la carena bianca del Magic Bus e tolti i pesanti zaini a poco a poco abbiamo iniziato a realizzare della piccola impresa appena compiuta: la soddisfazione era tanta, poiché dopo questa nuova cima abbiamo aumentato ulteriormente la nostra esperienza e grazie alle conoscenze precedentemente acquisite unite alla forte amicizia abbiamo raggiunto questo bel traguardo, sicuramente non l’ultimo. […]

A nome della cordata, Edoardo Pilotto